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<title>Società Pannunzio per la libertà d'informazione</title>
<description>Società Pannunzio per la libertà d'informazione</description>
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<title>La Società Pannunzio promuove l&#039;Iniziativa per l&#039;introduzione di un Freedom of Information Act in Italia</title>
<pubDate>Tue, 15 May 2012 00:00:00 +0200</pubDate>
<description> Il diritto di accesso alle informazioni della pubblica amministrazione. È questo quanto rivendicato come urgente da associazioni della società civile attive nella rete e nella carta stampata, giornalisti, professori ed esperti della pubblica amministrazione, riunitisi ieri presso la sede della Fnsi. L’obiettivo comune è quello di ottenere, anche in Italia, un Freedom of Information Act (FOIA), ovvero una legge che – come già avviene in tutti i Paesi democratici - permetta in concreto alla comunità di controllare e far funzionare meglio le proprie istituzioni.
La totale trasparenza di quanto sta alla base delle decisioni pubbliche (i pareri interni, i documenti, le &quot;carte&quot; insomma), a tutti i livelli, è un formidabile strumento di &quot;buon governo&quot; che i cittadini attivano, non solo negli Stati Uniti  e nel Nord Europa. In ottanta paesi, nei cinque continenti (tra cui - oltre a Canada, USA, Regno Unito e Svezia – vi sono anche Messico, Brasile, Sud Africa, Nigeria, India, Giappone, Giordania e molti altri) il diritto di accesso alle informazioni e ai documenti della pubblica amministrazione funziona come bussola della pubblica opinione nelle piccole cose e nelle grandi crisi. Ma così non è in Italia, dove addirittura è esplicitamente  negato per legge ciò che in gran parte dei paesi occidentali costituisce la ragion d&#039;essere della disciplina in vigore.
L’Iniziativa per l&#039;introduzione di un Freedom of Information Act prende corpo da oggi con un sito web (www.foia.it) nel quale sono illustrati gli obiettivi e sono evidenziati 10 buoni motivi che spiegano il perché di questa urgenza. Aprire i cassetti da&#039; ossigeno alla democrazia che ne ha davvero bisogno, è un vero ostacolo alla corruzione e fa anche risparmiare.
Poche norme, semplici e chiare, da votare subito, possono aiutare una svolta traducendo quella che ora è una necessaria affermazione di principio in fatti tangibili.
Con l&#039;Iniziativa e il sito FOIA.IT i promotori intendono informare i cittadini del loro diritto a conoscere e dei modi per esercitarlo, per quanto possibile, sin da subito: nei comuni, nelle regioni, negli enti pubblici dove buoni amministratori vogliono lavorare alla luce del sole. In materia ambientale (discariche, inquinamento, amianto), ad esempio, è già possibile ottenere importanti informazioni utilizzando la &quot;convenzione di Aahrus&quot;, ratificata dall&#039;Italia.
www.foia.it</description>
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<title>Il muro di gomma del Governo sulle nomine Agcom</title>
<pubDate>Wed, 09 May 2012 00:00:00 +0200</pubDate>
<description> E’ una brutta storia italiana quella che si sta  consumando attorno alle nomine dei membri e del Presidente dell’Autorità  per la Garanzie nelle comunicazioni.
Una storia nella quale, ancora  una volta – secondo un copione già andato in scena centinaia di volte  nella storia della Repubblica – protagonista indiscusso è il segreto attraverso il quale politici e governanti innalzano spesse ed  impenetrabili mura di gomma per proteggersi dallo sguardo –  evidentemente ritenuto indiscreto – dei cittadini.
Ma stiamo ai fatti.
Ieri,  per il Presidente ed i membri dell’Autorità per le garanzie nelle  comunicazioni è stato l’ultimo giorno di lavoro. Il loro mandato è  scaduto.
Oggi un nuovo Presidente e quattro nuovi membri avrebbero dovuto insediarsi in Autorità. A nominare il primo avrebbe  dovuto essere il Presidente del Consiglio dei Ministri d’intesa con il  Ministro delle Comunicazioni, mentre a nominare i secondi il  Parlamento. Niente di tutto ciò è accaduto, esattamente come, d’altra  parte, già successo nelle scorse settimane, per i membri ed il  presidente del Garante per la privacy e per il Consiglio di  amministrazione della RAI.
Le imminenti elezioni amministrative  appena svoltesi hanno, evidentemente, suggerito a Governo e Parlamento  di soprassedere da qualsiasi decisione per non turbare i già difficili  equilibri elettorali. Considerazione amara se si tiene presente che le  Authority in questione sono – o almeno dovrebbero essere – Autorità  indipendenti, tra l’altro, proprio dalle cose della politica, ma inutile  stupirsi per questo.
Il punto è un altro.
Sono settimane che centinaia di migliaia di cittadini, consumatori ed imprese, riuniti nella Open Media Coalition, bussano alle porte di Parlamento e Governo con una richiesta tanto semplice quanto, evidentemente, disarmante per la casta:  adottare procedure trasparenti nelle nomine, pubblicare i curricula dei  candidati e svolgere una valutazione comparativa che consenta la  selezione dei migliori, nell’interesse del Paese e non già  nell’interesse dei soliti amici degli amici o di quello delle solite  “clientele politiche”.
E’ una richiesta che, nei giorni scorsi, persino il relatore speciale delle Nazioni  unite per la promozione e tutela della libertà di informazione ha  indirizzato al sottosegretario agli Esteri Staffan de Mistura. Tali  richieste, sin qui, sono state, tutte, indistintamente inghiottite nel  silenzio o, invece, lasciate rimbalzare contro il muro di gomma dei  Palazzi della politica.
Oggi, però, il Governo ha rotto il silenzio.
Il Segretario Generale di Palazzo Chigi ha preso carta e penna e risposto alla Open Media Coalition (leggi la lettera ndr) che, nei giorni scorsi, aveva, tra le altre iniziative, presentato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri una formale istanza di accesso ai curricula dei candidati a divenire presidenti dell’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni.
La risposta è un capolavoro di ipocrisia politica con  quel retrogusto amaro che lasciano certe iniziative con le quali i  nostri Governanti, talvolta, pensano di esercitare il potere prendendo  in giro cittadini ed opinione pubblica. Val la pena di leggerne almeno  uno stralcio virgolettato “…fatta salva ogni valutazione nel merito  della medesima istanza [n.d.r. quella di accesso ai curricula ai  candidati Presidenti firmata dalle associazioni aderenti ad Open Media  Coalition] si comunica che l’incarico affidato al dr. Calabrò…verrà a  scadere il prossimo 8 maggio 2012 [n.d.r. ieri] e che, ad oggi, non risulta formalmente avviata la procedura di nomina in questione”. “Allo  stato, pertanto” – conclude il Segretario Generale della Presidenza del  Consiglio dei Ministri – “per i sopra citati motivi, la suddetta  istanza non può essere accolta”.La lettera è datata 2 maggio e risulta spedita il 4 maggio.
Sembra davvero una farsa. Il copione di una pièce teatrale di un commediante dalla battuta pronta e a caccia di applausi facili.
Si  può davvero credere che il 4 maggio – mentre in Rete e sui media già da  settimane si rincorrono voci sul nome del prossimo Presidente e si  susseguono addirittura le smentite dei “candidati” indicati come più  probabili – alla Presidenza del Consiglio dei Ministri non abbiano  ancora affrontato il problema della nomina del Presidente di un’Autorità  in scadenza l’8 maggio?
E se così fosse, si tratterebbe di un  comportamento accettabile in un Paese nel quale i concorsi per  selezionare ogni genere di figura professionale da inserire nella  pubblica amministrazione durano anni? Quando pensano, alla Presidenza  del Consiglio dei Ministri,  di dover avviare il procedimento per la  nomina del Presidente di un’Authority che, oggi, avrebbe dovuto  insediarsi?
E, soprattutto, la circostanza – ammesso che sia vera  ed ammissibile – che il procedimento di nomina del nuovo Presidente  dell’Agcom non sia stato ancora avviato, legittima una risposta quale  quella che il Governo dei professori ha indirizzato a centinaia di  migliaia di cittadini? “Non possiamo darvi accesso alle informazioni cui  chiedete di accedere, perché non abbiamo ancora iniziato a  raccoglierle”.
Non sarebbe stato più giusto attendere qualche ora  e, oggi – quando la giustificazione di Palazzo Chigi relativa alla non  ancora intervenuta scadenza del mandato di Calabrò non è più neppure  astrattamente spendibile – accordare ai cittadini accesso agli atti di un procedimento che non può non essere iniziato?
Davvero una pessima figura per un Governo come quello del Professore che si era insediato promettendo trasparenza e consultazioni pubbliche e che continua a raccontare al Paese di voler dialogare con i cittadini  attraverso la rete, lanciando inutili e demagogiche iniziative online  come l’ultima sulla spending review.
 
[Pubblicato su ilfattoquotidiano.it il 9 maggio 2012]</description>
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<title>Vogliamo Trasparenza: il resoconto della conferenza stampa del 2 maggio [audiovideo]</title>
<pubDate>Sat, 05 May 2012 00:00:00 +0200</pubDate>
<description>Audiovideo integrale della conferenza stampa tenutasi il 2 maggio 2012 presso sala stampa della Camera dei Deputati.
 

 
 
In occasione dell’incontro, le associazioni promotrici della campagna  &quot;Vogliamo Trasparenza&quot; e aderenti a Open Media Coalition hanno ribadito con determinazione la richiesta, già rivolta  nelle scorse settimane alle istituzioni italiane, di aprire subito una  consultazione pubblica sui candidati membri dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, del Garante Privacy e del CdA della RAI.
I promotori dell&#039;iniziativa hanno inoltre dato conto della lettera che Frank La Rue, relatore  speciale ONU per la promozione e difesa della libertà di manifestazione  del pensiero, ha inviato nei giorni scorsi al sottosegretario agli  Esteri Staffan de Mistura per manifestare formalmente al nostro Governo la preoccupazione delle Nazioni Unite per l’assenza  di trasparenza con la quale si sta procedendo alle nomine e  chiedere all’Esecutivo di avviare una consultazione pubblica con la  società civile, pubblicare i curricula dei candidati ed invitare un loro  rappresentante in Italia quale osservatore speciale allo scopo di  verificare che il processo di nomina sia trasparente e corretto.
 
Per la Società Pannunzio è intervenuto il direttore, Marco Contini (qui il suo intervento nell&#039;ambito dei lavori e qui una sua dichiarazione rilasciata a margine della conferenza stampa).
http://vogliamotrasparenza.it/</description>
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<title>L&#039;ONU al Governo italiano: &quot;preoccupazione per l’assenza di trasparenza&quot;</title>
<pubDate>Thu, 03 May 2012 00:00:00 +0200</pubDate>
<description>Le Nazioni Unite manifestano formalmente al Governo italiano preoccupazione per l’assenza di trasparenza con la quale si sta procedendo alle nomine dei membri e del Presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e chiedono all’Esecutivo di avviare una consultazione pubblica con la società civile, pubblicare i curricula dei candidati ed invitare un loro rappresentante in Italia quale osservatore speciale allo scopo di verificare che il processo di nomina sia trasparente e corretto.
E’ questo il senso della lettera che Frank La Rue (foto), relatore speciale ONU per la promozione e difesa della libertà di manifestazione del pensiero, ha inviato nei giorni scorsi al sottosegretario agli Esteri Staffan de Mistura.
L’iniziativa dell’alto rappresentante delle Nazioni Unite non giunge inaspettata perché era già stata anticipata in una lettera che Open Media Coalition – coalizione che raggruppa decine di associazioni della società civile, rappresentanti di centinaia di migliaia di cittadini - aveva inviato il mese scorso al Presidente del Consiglio Mario Monti.
E’ un segnale importante dell’attenzione che la comunità internazionale riserva al nostro Paese su una questione apparsa, sin dall’inizio, cruciale alla società civile italiana ma, ad un tempo, un sintomo preoccupante della gravità della condizione nella quale versa l’Italia agli occhi degli osservatori ONU.
E’ questa la sintesi delle considerazioni con le quali la notizia dell’intervento delle Nazioni Unite è stata salutata, ieri pomeriggio, nel corso di una conferenza alla camera dei Deputati, alla quale hanno partecipato i rappresentanti della Open Media Coalition, alcuni parlamentari di varie forze politiche, il Segretario della Federazione Nazionale della Stampa, Roberto Natale – pure aderente alla Coalizione - e molti altri giornalisti.</description>
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<title>Vogliamo Trasparenza: il 2 maggio, incontro/dibattito alla Camera</title>
<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 00:00:00 +0200</pubDate>
<description>A pochi giorni dal momento in cui Parlamento e Governo dovranno procedere  alla nomina dei nuovi membri dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni,  del Garante Privacy e del CdA della RAI, cittadini, stampa e stakeholders,  continuano ad essere tenuti all’oscuro dei nomi dei candidati, dei loro  curricula e delle dinamiche attraverso le quali si sta procedendo alla loro  selezione.
 
Sembra quasi che nominare i membri di Autorità ed Enti dai quali dipende in  così larga misura il futuro dell’informazione – e quindi della democrazia nel  nostro Paese - sia un fatto privato di pochi Segretari di partito e del Premier.
 
Il 2 maggio, alle ore 15.30, presso la sala stampa della Camera dei Deputati  in via della Missione 4, società civile, politici e media faranno il punto su  tale persistente e democraticamente insostenibile assenza di trasparenza da  parte del Parlamento e del Governo.
 
In occasione dell’incontro, le decine di associazioni - rappresentanti di  centinaia di migliaia di cittadini italiani - promotrici della campagna  &quot;Vogliamo Trasparenza&quot; ed aderenti all’Open Media Coalition, intendono ribadire  con determinazione, la richiesta - già rivolta nelle scorse settimane a  Parlamento e Governo - di aprire subito una consultazione pubblica sui candidati  e annunciare un&#039;importante iniziativa appena assunta dalle Nazioni Unite nei  confronti del nostro Paese proprio in ragione della totale assenza di  trasparenza con la quale si sta procedendo ad una scelta tanto delicata per la  democrazia e la libertà di informazione.
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<title>Caso AGCOM: intervenga l’ONU</title>
<pubDate>Sun, 01 Apr 2012 00:00:00 +0200</pubDate>
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Quanto  accaduto nell’ultima settimana attorno alla vicenda dell’ormai  famigerato regolamento che l’Autorità per le garanzie nelle  comunicazioni pare intenzionata a varare prima che i suoi attuali membri  lascino il posto ai loro successori è il segno evidente e tangibile che  la libertà di informazione online nel nostro Paese è a rischio.

Nessun allarmismo. Nessuna esagerazione. Parlano i fatti.
C’è un’Autorità amministrativa indipendente (AGCOM) - i cui membri,  tra qualche settimana, saranno in cerca di nuova occupazione - che vuole  ostinatamente – pur sapendo di non disporre dei necessari poteri -  varare un regolamento attraverso il quale con l’alibi di disciplinare il  diritto d’autore online, ambisce ad arrogarsi il potere assoluto di  vita e di morte su ogni bit di informazione accessibile agli utenti  italiani del web.
C’è un Governo – o almeno un Sottosegretario alla Presidenza del  Consiglio dei Ministri ed un Ministro – che si accinge a varare un  provvedimento [n.d.r. non è chiaro di che natura] attraverso il quale  attribuirà all’AGCOM il potere di scrivere ed applicare le regole  destinate a governare il sistema dell’informazione online, in gran  segreto, senza averne mai pubblicato uno schema e senza alcuna  discussione parlamentare.
Ci sono, dunque, cinque uomini – tanti saranno i componenti della  nuova AGCOM – che avranno nelle mani il destino di ogni bit di  informazione pubblicato online ed accessibile dal nostro Paese.
C’è una legge che, sfortunatamente, non offre alcuna garanzia di  trasparenza nelle nomine dei nuovi membri dell’Autorità per le garanzie  nelle comunicazioni e c’è una prassi parlamentare per effetto della  quale, sin qui, si sono scoperti i nomi dei membri nominati solo un  istante dopo la loro nomina senza che stakeholders, cittadini, media ed  opinione pubblica fossero posti nella condizione di osservare,  verificare e commentare.
E’ una situazione costituzionalmente insostenibile.
La libertà di informazione e di opinione di un Paese democratico non  può essere affidata nelle mani di cinque soli uomini, nominati  attraverso un’oscura procedura governata esclusivamente da calcoli e  dinamiche politiche.
Serve, almeno, trasparenza.
E’ muovendo da queste considerazioni che Open Media Coalition,  coalizione che raccoglie decine di associazioni esponenti della società  civile italiana, ha preso carta e penna e – nell’ambito della campagna VogliamoTrasparenza.it - chiesto al Presidente del Consiglio dei Ministri ed ai Presidenti di  Camera e Senato di invitare, nel nostro Paese, un osservatore delle  nazioni unite, nella persona di Frank La Rue, Relatore speciale sui temi della promozione e protezione della libertà di opinione ed espressione. [qui il testo integrale della lettera].
Quest’ultimo, peraltro, in visita non ufficiale nel nostro Paese, nei  giorni scorsi confrontandosi con la società civile italiana, ha  condiviso le preoccupazioni su quanto sta accadendo e manifestato la  ferma volontà di intervenire, rendendosi disponibile ad avviare, anche  immediatamente, una missione di osservazione nel nostro Paese.
Solo un osservatore internazionale, in un contesto istituzionale di  questo genere, può garantire che alla nomina dei membri di quella che si  avvia a diventare la monarca dell’informazione online, si proceda in  modo trasparente.
[pubblicato su Wired.it il 31 marzo 2012]

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<title>La trasparenza nelle procedure di nomina dei membri delle Authority e del CdA RAI sia garantita da osservatore</title>
<pubDate>Sun, 01 Apr 2012 00:00:00 +0200</pubDate>
<description> La “Società       Pannunzio per la       libertà d&#039;informazione”, in qualità di Socio fondatore di “Open       Media Coalition”       - coalizione di associazioni esponenti della società civile       italiana che       rappresentano centinaia di migliaia di cittadini – comunica che è       stata       presentata formalmente al Presidente del Consiglio dei Ministri e       ai Presidenti       del Senato e della Camera dei Deputati la richiesta di invitare in       Italia un       osservatore internazionale inviato dalle Nazioni Unite al fine di       garantire che       le procedure di nomina dei membri dell&#039;Autorità per le       Garanzie nelle       Comunicazioni, del Garante per il trattamento dei dati personali,       nonché del       Consiglio di Amministrazione della RAI avvengano in modo       trasparente.
In particolare,         si rende         noto di aver già registrato l’interessamento di Mr. Frank La         Rue, Special         Rapporteur on the Promotion and Protection of the right to         freedom of Opinion         and Expression delle Nazioni Unite, il quale, in visita non         ufficiale nel         nostro Paese, nei giorni scorsi ha condiviso con alcuni         esponenti della società         civile italiana, le preoccupazioni su quanto sta accadendo e ha         manifestato la         propria disponibilità ad avviare, anche immediatamente, una         missione di         osservazione nel nostro Paese.
I membri       delle Autorità citate e       del CdA della concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo       una volta       eletti, saranno chiamati a giocare un ruolo chiave nel sistema       dell’informazione       nel nostro Paese e da essi dipenderà, in buona parte, la misura       della libertà       di manifestazione del pensiero della quale, noi cittadini,       disporremo negli       anni che verranno.
In ragione della       pressoché       totale assenza di regole di fronte alla quale ci troviamo, “Open       Media       Coalition” esprime la convinzione che solo un osservatore       internazionale possa       garantire la trasparenza delle citate procedure di nomina. Per       questa ragione,       pur nella consapevolezza del peso istituzionale della richiesta       avanzata, “Open       Media Coalition” la ritiene irrinunciabile nell’attuale contesto       socio-politico       del Paese, anche in considerazione dell’estrema rilevanza del       ruolo e dei       poteri dei quali i soggetti da nominare verranno a disporre.
Marco ContiniDirettore della “Società Pannunzio per la libertà         d&#039;informazione” Componente del Comitato di Coordinamento di “Open         Media Coalition”</description>
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<title>AGCOM, autorità una e trina?</title>
<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 00:00:00 +0200</pubDate>
<description> Calabrò alla seconda audizione in Senato. Emerge il testo del  provvedimento che il Governo dovrebbe varare per affidare ad AGCOM i  poteri per vigilare sul rispetto del diritto d&#039;autore online.  Inaccettabile, nel metodo e nel merito
Roma - Altro che Governo dei  professori, del rilancio e del futuro. Quello del Professor Mario Monti  rischia di passare alla storia come il Governo più nemico della Rete che  il Paese abbia avuto negli ultimi anni. Ma stiamo ai fatti che  giustificano un giudizio tanto severo. Anna Masera, sulle pagine de La Stampa, pubblica il testo del provvedimento che il Governo, stando a quanto anticipato  dal Presidente dell&#039;Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni nel  corso delle sue recenti audizioni dinanzi al Senato, si accingerebbe a  varare.Si tratta, purtroppo, di quanto già anticipato su queste pagine.Con  il Provvedimento in questione il Governo affiderebbe - il condizionale è  conseguenza del carattere non ufficiale del documento pubblicato sulle  pagine de La Stampa e del silenzio della Presidenza del  Consiglio dei Ministri - all&#039;Autorità per le Garanzie nelle  Comunicazioni il compito di vigilare sul rispetto della disciplina in  materia di diritto d&#039;autore online, di risolvere le relative  controversie e, come se non bastasse, di dettare le regole che  governeranno i procedimenti relativi alla rimozione dei contenuti  pubblicati in violazione del diritto d&#039;autore online.Un&#039;Autorità  una e trina, dunque. Un&#039;Autorità che - caso più unico che raro in un  paese democratico - è tenutaria, in relazione ad una materia tanto  rilevante come la circolazione dell&#039;informazione e del sapere nello  spazio pubblico telematico, dei tre poteri dello Stato: quello  legislativo, quello esecutivo e quello giudiziario.È una decisione di inaudita gravità inaccettabile nel metodo e nel merito.
Ecco le ragioni di metodo.
1. Gap di TrasparenzaL&#039;iniziativa del Governo è  stata gestita - e continua ad essere gestita - nelle segrete stanze di  Palazzo Chigi, nonostante la rilevanza del tema del quale si discute e  l&#039;esistenza, ormai da mesi, di un dibattito pubblico senza precedenti  che a Palazzo Chigi non può essere sfuggito.È una scelta  istituzionalmente offensiva nei confronti dell&#039;opinione pubblica che un  Premier come Mario Monti che nella sua prima conferenza stampa aveva  annunciato di voler procedere - &quot;alla maniera europea&quot; - in modo  trasparente e con ampie consultazioni non avrebbe dovuto permettere  venisse assunta dai suoi uomini.È urgente, per rimediare, che il  testo ufficiale del provvedimento - in bozza - venga pubblicato sulle  pagine del sito di Palazzo Chigi o che il Governo smentisca.2. Balle di StatoIl  provvedimento sarebbe intitolato &quot;Disposizioni interpretative in  materia di competenze dell&#039;Autorità per le garanzie nelle  comunicazioni&quot;.Si tratta di una clamorosa mistificazione della  realtà. Il provvedimento, infatti, non interpreta nessuna precedente  disposizione di legge perché non esiste nessuna previsione normativa che  attribuisca all&#039;Autorità Garante poteri tanto ampi ed incisivi. È una  balla di Stato. L&#039;ennesima in questa brutta vicenda. Il Governo sta  attribuendo - ex novo - ad AGCOM poteri che non le competono e che, in  ogni caso, nessuna norma di legge - né in modo implicito né in modo  esplicito - allo stato, le attribuisce.3. Tardivo e salva-AGCOMSono  mesi che si discute del fatto che l&#039;Autorità per le Garanzie nelle  Comunicazioni è priva dei poteri necessari a varare il regolamento che  l&#039;industria editoriale ed audiovisiva italiana - con la connivenza di  una buona fetta dell&#039;emiciclo parlamentare - le ha commissionato. Ora, a  qualche settimana dal rinnovo dei Commissari AGCOM, il Governo sana  questa situazione di palese illegalità attribuendo all&#039;Authority poteri  senza precedenti nella storia della Governance della Rete.
Queste, invece, le ragioni di merito.
1. L&#039;informazione online è un bene comuneIl  Governo sta affidando a 5 persone - tanti saranno i membri della nuova  Autorità - il potere di dettare le regole che governeranno l&#039;accesso dei  cittadini italiani all&#039;informazione online da chiunque ed ovunque  pubblicata nel mondo. È una materia che non può essere sottratta al  dibattito parlamentare e, soprattutto, non può essere affidata ad un  numero tanto ristretto di individui nominati con un meccanismo oscuro,  non meritocratico e governato da logiche di lottizzazione politica.L&#039;informazione  ed il sapere sono i più preziosi tra i beni comuni di una democrazia.  Un Governo che se ne preoccupa tanto poco da affidarne la disciplina ad  un Autorità semi-indipendente è un Governo che non ha a cuore le sorti  ed il futuro del Paese.2. L&#039;accesso alla Rete è più prezioso del diritto d&#039;autore&quot;Nei  casi di particolare gravità o di reiterazione delle condotte illecite,  l&#039;Autorità inoltre dispone la disabilitazione dell&#039;accesso al servizio  o, solo se possibile,  ai contenuti resi accessibili in violazione della  legge 22 aprile 1941, n. 633.&quot;. È una previsione che dà il polso dell&#039;approccio che il Governo ha al tema dell&#039;informazione online.La  pubblicazione - ancorché reiterata - di un contenuto in violazione del  diritto d&#039;autore (ad esempio un video amatoriale o di satira con una  musica di sottofondo abbinata senza la necessaria autorizzazione)  legittima l&#039;Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni a disporre, di  norma, la disabilitazione dell&#039;intero servizio (forse stanno pensando di  chiudere l&#039;accesso a Facebook o a YouTube dall&#039;Italia?) salvo che non  risulti possibile ottenere un blocco selettivo all&#039;accesso al solo  contenuto pubblicato in violazione delle regole. Anche a voler seguire  l&#039;impostazione perversa e liberticida della Presidenza del Consiglio, la  norma avrebbe dovuto essere scritta in termini esattamente contrari:  l&#039;Autorità dovrebbe fare il possibile per ottenere la rimozione del  singolo contenuto pubblicato in violazione del diritto d&#039;autore e, solo  in ipotesi del tutto eccezionali (ed all&#039;esito di un giudizio  comparativo tra gli interessi tutelati alla libertà di informazione ed  al diritto d&#039;autore), poter dettare un ordine di inibitoria alla  fruizione di un intero servizio dal nostro Paese. Si sta ipotizzando di  chiudere l&#039;accesso alla Rete dal nostro Paese per proteggere qualche  centinaia di migliaia di euro di diritti d&#039;autore destinati, peraltro,  in massima parte, ad un&#039;industria che non batte più da tempo bandiera  italiana.È un&#039;autentica follia ed è un disegno costituzionalmente  insostenibile. L&#039;accesso alla Rete, nel 2012, significa libertà di  comunicare e. dunque, costituisce uno dei diritti fondamentali dell&#039;uomo  e del cittadino.Ora la parola tocca al Governo dei professori.  Può scegliere di proseguire su questa strada e passare alla storia come  l&#039;Esecutivo che ha fatto carne da macello della libertà di informazione  nel nostro Paese, superando - in peggio - il suo predecessore nemico,  per ragioni personali, di Internet e dell&#039;informazione libera. O,  invece, chiedere scusa agli Italiani ed ammettere di essersi un po&#039;  troppo lasciato tirare dalla giacchetta dei soliti noti.Quale che sia la posizione che il Premier vorrà assumere, l&#039;importante è che lo faccia al più presto.Frattanto  - considerati gli straordinari poteri - dei quali i nuovi cinque membri  dell&#039;AGCOM si troveranno a disporre, diventa ancora più determinante  chiedere ed esigere trasparenza nelle loro nomine, come la società  civile ha già iniziato a fare attraverso la campagna VogliamoTrasparenza.it.
[pubblicato su PuntoInformatico il 29 marzo 2012]</description>
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<title>Attentato all’informazione online</title>
<pubDate>Thu, 29 Mar 2012 00:00:00 +0200</pubDate>
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E’ una  storia che ha dell’incredibile e che sembra provenire da un altro secolo  quella che si sta consumando dinanzi al Tribunale di Pordenone, la cui  Procura della Repubblica sta procedendo contro Francesco Vanin perché –  stando a quanto si legge nel decreto di citazione a giudizio – “in  qualità di responsabile delle trasmissioni di “PN BOX”, televisione via  web, senza essere iscritto all’albo dei giornalisti e senza aver  registrato la testata” avrebbe svolto “attività giornalistica non  occasionale diffondendo gratuitamente notizie destinate a formare  oggetto di comunicazione interpersonale specie riguardo ad avvenimenti  di attualità politica e spettacolo relativi soprattutto alla provincia  di pordenone”.
Ma andiamo con ordine e stiamo ai fatti, da soli sufficienti a  raccontare l’assurdità di una delle più gravi aggressioni alla libertà  di informazione ed alla libertà di impresa sul web consumatesi, nel  nostro Paese, negli ultimi anni.
PN Box è un  progetto nato nel 2006 con l’obiettivo di dar vita ad un nuovo modo di  fare televisione attraverso il web e, ad un tempo, promuovere la libertà  di manifestazione del pensiero online: l’idea è quella di porre  chiunque abbia qualcosa da raccontare o un tema da approfondire nella  condizione di farlo mettendo a suo disposizione una telecamera, un  operatore o, più semplicemente, uno spazio per la pubblicazione di un  video girato direttamente dall’utente e con mezzi propri.
Una TV in perfetto stile 2.0 e dal basso.
Nel maggio del 2010, il Presidente del Consiglio Regionale  dell’ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia, prende carta e  penna e denuncia alla procura della Repubblica di Pordenone “il caso di  Francesco Vanin di Pordenone che, a quanto risulta e salvo verifica,  gestisce una televisione via web denominata “PN-BOX” senza essere  iscritto all’albo dei giornalisti e senza aver registrato la  testata…Tanto – prosegue la denuncia – ai fini dell’accertamento di un  eventuale esercizio abusivo della professione di giornalista”.
Solerte – come spesso non accade neppure per i crimini più efferati –  la Procura della Repubblica di Pordenone, ricevuta la denuncia, avvia  un procedimento contro Francesco Vanin, procedimento poi sfociato nella  sua citazione a giudizio.
Ogni parola in più sarebbe superflua.
Il senso della denuncia del consiglio regionale dell’ordine dei  giornalisti e la tesi dell’accusa nel procedimento penale in corso sono  tanto semplici quanto dirompenti per l’ecosistema web: l’attività di  divulgazione e pubblicazione di contenuti online sarebbe un’attività  riservata ai soli giornalisti.
Centinaia di migliaia di blogger italiani starebbero esercitando  abusivamente la professione di giornalista e, quindi, rischiando una  pena fino a sei mesi di galera  e, con loro, analogo rischio starebbero  correndo centinaia di piccole web TV.
Siamo di fronte ad un autentico attentato al web, alle dinamiche di  produzione e circolazione dei contenuti online e, naturalmente, alla  libertà di manifestazione del pensiero.
L’informazione ed il sapere sono beni comuni - i più preziosi tra i  beni comuni - e la loro produzione e circolazione libera e non soggetta  ad alcuna regola, vincolo, laccio o lacciolo è presupposto indefettibile  per l’esistenza di qualsiasi democrazia moderna.
Guai se passasse il principio che per esprimere sul web la propria  idea o raccontare ciò che è accaduto davanti ai nostri occhi o, ancora,  per condividere il nostro sapere avessimo bisogno di un tesserino.
Sarebbe la fine della libertà di informazione sul web e non solo.
L’informazione online non è solo per i giornalisti. E’ di tutti!
[pubblicato su Wired.it il 28 marzo 2012]

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<title>Nomine trasparenti per un&#039;informazione libera!</title>
<pubDate>Mon, 26 Mar 2012 00:00:00 +0200</pubDate>
<description> Tra poche settimane Parlamento e Governo nomineranno il  nuovo Consiglio di amministrazione della RAI ed i nuovi componenti del  Garante per il trattamento dei dati personali e la riservatezza e  dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.
16 uomini dai quali dipende in buona parte il futuro  dell’informazione nel nostro Paese e, conseguentemente, la misura di  libertà e democrazia della quale disporremo.
Sin qui, la loro nomina è avvenuta nel buio delle segrete  stanze del Parlamento e di Palazzo Chigi, lontano dallo sguardo  indiscreto dei cittadini, al riparo dall’attenzione dei media e,  soprattutto, al di fuori di ogni meccanismo di selezione scientifico e  meritocratico.
Le conseguenze di tale sistema di selezione sono evidenti:  scarsa indipendenza dai mandanti politici, poca competenza ed assoluta  assenza di trasparenza nelle dinamiche che ne hanno, sin qui, guidato  l’operato.
È ora di dire basta.
È ora di chiedere ed anzi esigere dal Parlamento e dal  Governo che alla selezione degli uomini dai quali dipenderà  l’informazione del Paese negli anni che verranno si proceda attraverso  un meccanismo trasparente e rigoroso, con cittadini e media ad osservare  che tutto proceda nel rispetto delle regole e candidati presentati in  modo palese e selezionati sulla base ed in ragione delle loro competenze  e posizioni su temi e questioni che si troveranno ad affrontare e non  già delle correnti politiche, delle quote o lottizzazioni.
È muovendo da questi presupposti che Open Media Coalition, neonata-coalizione di numerose associazioni di cittadini,  consumatori ed imprese ha deciso di lanciare una campagna sulla  trasparenza nelle nomine del CdA della RAI e dei componenti dell’Ufficio  per il Garante per la privacy e quelli dell’Autorità Garante delle  comunicazioni.
La richiesta è tanto semplice quanto rivoluzionaria:  Parlamento e Governo adottino un sistema di selezione aperto,  trasparente e rigoroso e si assumano così la responsabilità – almeno  politica – delle loro scelte.
 
http://vogliamotrasparenza.it/</description>
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