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<title>Società Pannunzio per la libertà d'informazione</title>
<description>Società Pannunzio per la libertà d'informazione</description>
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<title>NO LEGGE BAVAGLIO ALLA RETE</title>
<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 00:00:00 +0000</pubDate>
<description>La Società Pannunzio supporta questa iniziativa e invita tutti ad aderire (qui):
 
Al Presidente della Camera, On. Gianfranco Fini Al Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, On. Giulia Bongiorno Ai Capi-gruppo alla Camera dei Deputati A tutti i Deputati
 La decisione con la quale, lo scorso 21 luglio, il Presidente della Commissione Giustizia della Camera, On. Giulia Bongiorno, ha dichiarato inammissibili gli emendamenti presentati  dall’On. Roberto Cassinelli (PDL) e dall’On. Roberto Zaccaria (PD) al comma 29 dell’art. 1 del  c.d. ddl intercettazioni costituisce l’atto finale di uno dei più gravi – consapevole o  inconsapevole che sia – attentati alla libertà di informazione in Rete sin qui consumati nel  Palazzo.
 La declaratoria di inammissibilità di tali emendamenti volti a circoscrivere l’indiscriminata,  illogica e liberticida estensione ai gestori di tutti i siti informatici dell’applicabilità  dell’obbligo di rettifica previsto dalla vecchia legge sulla stampa, infatti, minaccia di fare  della libertà di informazione online la prima vittima eccellente del ddl intercettazioni,  eliminando alla radice persino la possibilità che un aspetto tanto delicato e complesso per  l’informazione del futuro venga discusso in Parlamento.
 Tra i tanti primati negativi che l’Italia si avvia a conquistare, grazie al disegno di legge, sul versante della libertà di informazione, la scelta dell’On. Bongiorno rischia di aggiungerne  uno ulteriore: stiamo per diventare il primo e l’unico Paese al mondo nel quale un blogger  rischia più di un giornalista ma ha meno libertà.
 Esigere che un blogger proceda alla rettifica entro 48 ore dalla richiesta – esattamente come  se fosse un giornalista – sotto pena di una sanzione fino a 12.500 euro, infatti,  significa dissuaderlo dall’occuparsi di temi suscettibili di urtare la sensibilità dei poteri  economici e politici.
 Si tratta di uno scenario anacronistico e scellerato perché l’informazione in Rete ha  dimostrato, ovunque nel mondo, di costituire la migliore – se non l’unica – forma di  attuazione di quell’antico ed immortale principio, sancito dall’art. 19 della dichiarazione  Universale dei diritti dell’Uomo e del cittadino, secondo il quale “Ogni individuo ha il diritto  alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la  propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso  ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.”.
 Occorre scongiurare il rischio che tale scenario si produca e, dunque, reintrodurre il  dibattito sul comma 29 dell’art. 1 del ddl nel corso dell’esame in Assemblea, permettendo  la discussione sugli emendamenti che verranno ripresentati.
 L’accesso alla Rete, in centinaia di Paesi al mondo, si avvia a divenire un diritto  fondamentale dell’uomo, non possiamo lasciare che, proprio nel nostro Paese, i cittadini  siano costretti a rinunciarvi.
Guido Scorza, Presidente Istituto per le politiche dell&#039;innovazioneVittorio Zambardino, Scene Digitali Alessandro Gilioli, Piovono Rane Arianna Ciccone, Festival Internazionale del Giornalismo e Valigia Blu Filippo Rossi Direttore Ffwebmagazine e Caffeina magazine Luca Conti, Pandemia Fabio Chiusi, Il Nichilista Daniele Sensi, L&#039;AntiComunitarista Wil Nonleggerlo, Non leggere questo Blog!</description>
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<title>La Corte europea dei diritti dell&#039;uomo non è un&#039;istituzione dell&#039;UE</title>
<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 21:37:29 +0000</pubDate>
<description> Dalla direzione de &quot;Gli Stati Uniti d&#039;Europa&quot;, un invito al &quot;Corriere della Sera&quot; a precisare in modo efficace e definitivo la distinzione fra Consiglio d&#039;Europa e Unione europea, contribuendo in   questo modo a migliorare la cultura politica diffusa del pubblico  italiano.
 
Egregio Direttore
Ferruccio de Bortoli Corriere della Sera Milano Con preghiera di pubblicazione
Caro Direttore,
nel numero del Corriere di giovedì 24 giugno 2010, a pagina 15, ne &lt;La Nota&gt;,  a firma di Massimo Franco, un titolo a due colonne annunciava: &quot;Resta il  pericolo di un divorzio fra Ue e il Vaticano&quot;. La vicenda cui si faceva  riferimento è quella relativa alla sentenza della Corte europea di Strasburgo sull&#039;affissione del crocifisso nelle scuole e negli uffici pubblici del nostro  paese, con relativo commento del presidente Napolitano. Anche nel corpo del  testo si poteva leggere che &quot;...una Ue in difficoltà non si può permettere  istituzioni religiose all&#039;opposizione&quot;, ovvero che &quot;...il distacco ed il  conflitto fra l&#039;asse Vaticano-Stato italiano e l&#039;Ue si potrebbe approfondire&quot;.

Come abbiamo significato per iscritto al precedente direttore del Corriere,  la Corte europea dei diritti dell&#039;uomo è un&#039;istituzione del Consiglio d&#039;Europa e  non dell&#039;Unione europea. Il fatto che il Corriere, considerato il primo giornale  italiano, continui a commettere con incredibile leggerezza errori di  disinformazione di questo tipo ci pare una grave violazione dei diritti del  lettore, il quale, nell&#039;acquistare una testata accreditata come quella da Lei  diretta, ha fiducia nella qualità e nell&#039;attendibilità delle notizie e dei  commenti forniti. La invitiamo a precisare in modo efficace e definitivo sul suo  giornale la distinzione fra le due organizzazioni europee, contribuendo in  questo modo a migliorare la cultura politica diffusa del pubblico italiano in  una fase in cui tanto l&#039;Ue che il Consiglio d&#039;Europa risultano sempre più  importanti per il futuro del continente, non meno che per la vita quotidiana di  tutti noi.

La nostra rivista, Gli Stati Uniti d&#039;Europa, nel rinnovare una testata  ottocentesca edita in francese, tedesco ed altre lingue europee, intende fornire  un pur modesto contributo allo sviluppo di uno spazio pubblico europeo,  indispensabile per la realizzazione di una vera unità dell&#039;Europa. Cordialmente

Beatrice Rangoni Machiavelli, Giulio Ercolessi, Francesco Gui Gli Stati Uniti d&#039;Europa Roma</description>
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<title>Comunicato stampa: «L’informazione e la legalità sono diritti indisponibili per qualsiasi maggioranza»</title>
<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 00:00:00 +0000</pubDate>
<description>80.000 persone su Facebook, 240.000 adesioni  sul sito  nobavaglio.it all’Appello  che  avevamo lanciato un mese fa, un impegno degli editori e dei giornalisti,  la  ripresa di un dibattito parlamentare, hanno tolto il velo dell’opacità  dal Disegno di Legge sulle  Intercettazioni.
In gioco ci sono le inchieste della magistratura e  la condivisione  pubblica della conoscenza sulle azioni dei gruppi dirigenti del  Paese.
Imperterriti Governo e maggioranza vogliono  chiudere entro Agosto,  sperando così che le vacanze facciano dimenticare la violazione di  diritti  garantiti dalla Costituzione.
Per questo domani 1 Luglio è  stata indetta una mobilitazione nazionale, che vedrà diversi punti  di  informazione anche a Milano ed una manifestazione conclusiva in Piazza  Cordusio  alle 18,30.
Nobavaglio.it e la Società Pannunzio, che è stata  tra le prime  associazioni ad aderire all’Appello, danno appuntamento ai cittadini in  Piazza  San Babila tra le e 17,00 e le 18,00  per un punto di  informazione e invitano i  cittadini a portare un foglio con le scritte stampate “ Diritto alla  Legalità Diritto  all’Informazione No alla Legge Bavaglio” con cui camminare lungo i  marciapiedi del Centro. Da quelli di Corso Monforte, davanti alla  Prefettura e  alla sede della Provincia, a Corso Matteotti fino a Palazzo Marino, a  Corso  Vittorio Emanuele fino a Piazza Duomo. All’iniziativa ha già aderito  l’associazione ARCI DEM “.
 

“LA LIBERTÀ È PARTECIPAZIONE INFORMATA”
  La   maggioranza cerca di imporre la Legge sulle  intercettazioni   telefoniche che scardinerebbe aspetti essenziali  del sistema   costituzionale. Sono a rischio la libertà di  manifestazione  del  pensiero ed il  diritto dei cittadini ad essere  informati.
 Non  tutti  i reati possono essere indagati attraverso le   intercettazioni e viene  sostanzialmente impedita la pubblicazione delle   intercettazioni svolte Una   pesante censura cadrebbe  sull’informazione. Anche  su   quella amatoriale e dei blog (Art.29).
 Se quella legge fosse  stata  in vigore, non avremmo avuto  alcuna  notizia dei buoni affari immobiliari  del  Ministro Scajola e di  quelli  bancari di Consorte. Se la legge verrà  approvata, la  magistratura non potrà più intervenire  efficacemente su  illegalità  e  scandali come quelli svelati nella  sanità e nella finanza, non potrà   seguire  reati gravissimi.
 Si dice di voler tutelare la Privacy: un obiettivo   legittimo, che  tuttavia può essere raggiunto senza violare principi e   diritti. Si vuole, in realtà, imporre un pericoloso regime di  opacità  e   segreto.
Le libertà costituzionali non sono disponibili per   nessuna   maggioranza.
  Stefano Rodotà  Fiorello Cortiana  Juan   Carlos De  Martin  Arturo Di Corinto  Carlo Formenti Guido  Scorza  Alessandro   Gilioli  Enzo Di Frenna

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<title>Primo luglio contro il bavaglio: Società Pannunzio presente a Roma e a Milano</title>
<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 00:00:00 +0000</pubDate>
<description>La Società Pannunzio promuove le manifestazioni indette per il primo luglio in difesa della giustizia, dell’informazione e della libertà di  espressione su Internet e invita tutti i cittadini, indipendentemente dall&#039;orientamento politico o dall’appartenenza di partito di ciascuno, a partecipare a questo importante appuntamento.
Roma
Milano


info
info
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<title>Verso una carta dei diritti dei lettori</title>
<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 00:00:00 +0000</pubDate>
<description>In seguito a una fase di discussione avviata in occasione del Convegno del novembre scorso, i responsabili dell’Ordine dei giornalisti, della Federazione della stampa e della Società Pannunzio hanno deciso di sottoscrivere questa dichiarazione comune che apre la strada a una Carta dei diritti dei lettori, che in Europa costituirebbe una novità assoluta e un passo in avanti decisivo per la libertà d’essere informati.


Più correttezza e completezza nell’informazione
L’Ordine nazionale dei giornalisti, la Federazione nazionale della stampa e la Società Pannunzio  per la libertà d&#039;informazione hanno convenuto sulla necessità di adoperarsi per assicurare una maggiore trasparenza nel mondo dei giornali e di inaugurare una nuova fase che rivendichi i diritti dei lettori. Per raggiungere un risultato soddisfacente occorre che i lettori, destinatari delle notizie, acquisiscano maggiore potere di controllo e di interferenza. Indro Montanelli, maestro di generazioni di giornalisti, sosteneva che il lettore era il suo vero padrone. Troppa grazia, di questi tempi: ma, certo, chi compra il giornale deve essere rispettato e quindi preso maggiormente in considerazione. In particolare, i rappresentanti delle tre organizzazioni hanno discusso sulla necessità di istituire un “giurì d’onore” (previsto dalla legge in discussione in Parlamento) che dovrebbe consentire una soluzione rapida dei contenziosi, senza il ricorso al Tribunale penale e civile. Inoltre hanno analizzato lo Statuto dei Diritti dei lettori preparato dalla Società Pannunzio e hanno espresso l’esigenza di pervenire quanto prima a una Carta dei diritti dei Lettori e a questo scopo di istituire al più presto una commissione ad hoc.


Bozza  per uno Statuto dei  diritti dei lettoriVersione 2.0 (maggio 2010)
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<title>Diffamazione, la lezione USA</title>
<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 00:00:00 +0000</pubDate>
<description> Sul Corriere della Sera di oggi, nella rubrica “Visti da  lontano”, Massimo Gaggi segnala il calo del numero delle cause per  diffamazione negli Stati Uniti. Per dire, il settimanale Time non  riceve una querela da 11 mesi. Secondo Gaggi il fenomeno va letto alla  luce della crisi della stampa americana, che investe sempre meno nel  giornalismo d’inchiesta.
Senza mettere in discussione l’analisi di Gaggi, vorrei ricordare  alcune differenze fra la giurisdizione USA e quella europea  continentale, in particolare italiana. Differenze che da sempre rendono  prevalente il diritto alla libertà di stampa rispetto al diritto alla  tutela del singolo da contenuti o pubblicazioni diffamanti. Con buona  pace di Piero Ostellino che, sempre sulle pagine del Corriere,  ha sostenuto recentemente come il liberale autentico dovrebbe avere più a  cuore il diritto alla privacy rispetto al diritto all’informazione, in  quanto il primo riguarderebbe l’individio e il secondo la collettività.
La legge americana sulla diffamazione trae fondamento dal Common Low  inglese e trova la sua prima codifica nel Primo emendamento alla  Costituzione, in una linea di continuità che dura da duecento anni. Due  sono i cardini dell’approccio americano: 1) Per essere diffamente, il  contenuto deve essere falso; 2) Per essere diffamente, il contenuto  falso deve essere “motivato da intenzioni malevoli” (motivated by  malice). Già il punto 1) distinge la legislazione USA da quella  italiana. Com’è noto, infatti, la nostra legge considera diffamante  anche un contenuto vero, nella misura in cui si ritenga che la persona  oggetto di tale contenuto ne risulti in qualche modo lesa nella propria  onorabilità. Ma è soprattutto il punto 2) che ci sembra degno di nota.  Negli Stati Uniti per diffamare non basta dire il falso. Occorre che sia  dimostrato l’intento, senza scusa o giustificazione, di commettere un  atto malevolo.
A fare giurisprudenza è stata in particolare la sentenza 376 U.S. 254 della Corte Suprema, chiamata  a giudicare nel 1964 sulla causa che vedeva contrapposto il New  York Times a un commissario di polizia di Montgomery, Alabama.  Ribaltando la decisione della giustizia ordinaria, la Corte Suprema  stabilì che il quotidiano era stato condannato ingiustamente per  diffamazione. Infatti, pur avendo pubblicato un contenuto falso, non lo  aveva fatto con la consapevolezza che esso fosse falso né con “incauto  disprezzo” (reckless disregard) della verità.
Insomma, la legge e la giurisprudenza americane impediscono che la  querela per diffamazione venga utilizzata per intimidire la stampa e  ridurre i suoi margini di libertà. Sarebbe bene ricordarlo, in un  periodo in cui tanto si discute di leggi-bavaglio. Magari per domandarsi  se non sia il caso di abolire dal nostro ordinamento il reato di  diffamazione a mezzo stampa, del quale da sempre il potere politico si  serve in Italia per limitare la funzione di watchdogging dei  media.
 
[da PaoloCosta.net, dell&#039;11 giugno 2010]</description>
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<title>Ddl intercettazioni: facciamo i nomi</title>
<pubDate>Sat, 12 Jun 2010 00:00:00 +0000</pubDate>
<description>L’articolo 67 della nostra Carta costituzionale recita testualmente: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato». I deputati e i senatori, dunque, esercitano la rappresentanza della Nazione e non dei cittadini, ed ancor meno dei partiti, delle alleanze, dei movimenti o qualsiasi altra forma d’associazione organizzata con il fine di ottenere voti per essere eletto e nominato membro del Parlamento italiano.
Silvio Berlusconi, alla vigilia del voto sul disegno di legge Alfano, ha riunito l’ufficio di presidenza del suo partito a  casa sua, a Palazzo Grazioli, e ha deciso che ogni senatore (e, in seguito, ogni deputato) del Pdl sarebbe stato da quel momento &quot;vincolato&quot; al testo del provvedimento, così come era stato definito, fuori dalla sede parlamentare.
Riteniamo che, oltre al danno direttamente derivante dal contenuto del provvedimento sottoposto al voto, ve ne sia uno ulteriore, addirittura più grave, che rischia di compromettere in maniera irreversibile i principi stabiliti dalla Costituzione e la tenuta stessa del nostro assetto istituzionale.
Per denunciare il tentativo attualmente in corso di privare definitivamente il Parlamento della Repubblica della sua autonomia e indipendenza e per restituire a ciascun singolo parlamentare la responsabilità che gli è propria e a cui, in base a quanto stabilito dalla norma, non può rinunciare, pubblichiamo di seguito uno stralcio del resoconto stenografico della seduta n. 394 del Senato nel quale sono riportati i nomi dei senatori che il 10 giugno scorso hanno espresso il voto sull&#039;emendamento 1.1000, interamente sostituivo dell&#039;articolo unico del disegno di legge n. 1611, nel testo proposto dalla Commissione  (meglio noto come ddl intercettazioni), sulla cui approvazione il Governo ha posto la questione di fiducia:
...
Votazione  nominale con appello
PRESIDENTE.  Ricordo che ai sensi dell&#039;articolo 94, secondo comma, della  Costituzione, e ai sensi dell&#039;articolo 161, comma 1, del Regolamento, la  votazione sulla questione di fiducia avrà luogo mediante votazione  nominale con appello.
Indìco  pertanto la votazione nominale  con appello dell&#039;emendamento 1.1000, interamente sostituivo  dell&#039;articolo unico del disegno di legge n. 1611, nel testo proposto  dalla Commissione, sulla cui approvazione il Governo ha posto la  questione di fiducia.
Ciascun senatore chiamato dal  senatore Segretario dovrà esprimere il proprio voto passando innanzi al  banco della Presidenza.
I  senatori favorevoli alla fiducia  risponderanno sì; i senatori contrari risponderanno no; i senatori che  intendono astenersi risponderanno di conseguenza.
Hanno chiesto di votare per primi i  senatori Caliendo, Mantica e Sacconi. Sono le uniche richieste di voto  anticipato pervenute alla Presidenza, che accoglierei, considerato, tra  l&#039;altro, che vengono da componenti del Governo.
Invito il  senatore Segretario a procedere  all&#039;appello di tali senatori.
(I predetti  senatori rispondono  all&#039;appello).
 
Estraggo a  sorte il nome del senatore dal quale  avrà inizio l&#039;appello nominale.
(È estratto  a sorte il nome della senatrice  Incostante).
 
Invito il  senatore Segretario a procedere  all&#039;appello, iniziando dalla senatrice Incostante.
 
 La senatrice Segretario VICARI e,  successivamente, il senatore Segretario STRADIOTTO fanno l&#039;appello.
 
(Nel corso  delle operazioni di voto assumono  la Presidenza la vice  presidente BONINO - ore 13,06 - indi il presidente SCHIFANI - ore 13,15 -).
 
Rispondono sì i senatori:
Aderenti,  Alberti Casellati, Alicata, Allegrini,  Amato, Amoruso, Asciutti, Augello, Azzollini,
Balboni,  Baldassarri, Baldini, Barelli,  Battaglia, Benedetti Valentini, Berselli, Bettamio, Bevilacqua,  Bianconi, Bodega, Boldi, Bondi, Bonfrisco, Bornacin, Boscetto, Bricolo,  Butti,
Cagnin,  Calabrò, Calderoli, Caliendo, Caligiuri,  Camber, Cantoni, Carrara, Caruso, Casoli, Castelli, Castro, Centaro,  Ciarrapico, Cicolani, Comincioli, Compagna, Conti, Contini, Coronella,  Costa, Cursi, Cutrufo,
D&#039;Alì,  D&#039;Ambrosio Lettieri, Davico, De Angelis,  De Eccher, De Feo, De Gregorio, De Lillo, Delogu, Di Giacomo, Di  Stefano, Digilio, Dini, Divina,
Esposito,
Fasano,  Fazzone, Ferrara, Filippi Alberto,  Firrarello, Fleres, Fluttero, Franco Paolo,
Galioto,  Gallo, Gallone, Gamba, Garavaglia  Massimo, Gasparri, Gentile, Germontani, Ghigo, Giordano, Giovanardi,  Giuliano, Gramazio, Grillo,
Izzo,
Latronico,  Lauro, Lenna, Leoni, Licastro  Scardino, Longo,
Malan,  Mantica, Mantovani, Maraventano,  Massidda, Matteoli, Mazzaracchio, Mazzatorta, Menardi, Messina, Montani,  Monti, Morra, Mugnai, Mura, Musso,
Nania,  Nespoli, Nessa,
Orsi,
Palma,  Palmizio, Paravia, Pastore, Piccioni,  Piccone, Pichetto Fratin, Pisanu, Piscitelli, Pittoni, Pontone, Possa,
Quagliariello,
Ramponi,  Rizzi, Rizzotti,
Saccomanno,  Sacconi, Saia, Saltamartini, Sanciu,  Santini, Saro, Sarro, Scarabosio, Scarpa Bonazza Buora, Sciascia,  Serafini Giancarlo, Sibilia, Spadoni Urbani, Speziali, Stancanelli,  Stiffoni, Tancredi, Tofani, Tomassini, Torri, Totaro,
Vaccari,  Valditara, Valentino, Vallardi, Valli,  Vetrella, Vicari, Viceconte, Viespoli, Vizzini,
Zanetta,  Zanoletti.
 
Rispondono no i senatori:
Astore,
Belisario,  Bianchi, Bonino, Bruno, Bugnano,
Caforio,  Carlino,
D&#039;Alia, De  Toni, Di Nardo,
Fosson,
Giai,  Giambrone, Gustavino,
Lannutti, Li  Gotti,
Mascitelli,
Pardi, Pedica,  Poli Bortone, Poretti,
Russo,  Rutelli,
Sbarbati.
 
PRESIDENTE.  Dichiaro chiusa la votazione e  invito i senatori Segretari a procedere alla numerazione dei voti.
(I senatori  Segretari procedono al computo  dei voti).
 
Proclamo il  risultato della votazione nominale  con appello dell&#039;emendamento 1.1000, interamente sostituivo  dell&#039;articolo unico del disegno di legge n. 1611, nel testo proposto  dalla Commissione, sulla cui approvazione il Governo ha posto la  questione di fiducia:
 
Senatori presenti
191
Senatori votanti
189
Maggioranza
95
Favorevoli
164
Contrari
25
 
Il Senato  approva.
Il  testo integrale approvato dal Senato (PDF) 
[tratto dalle pagg. 53-54 del documento allegato di seguito]</description>
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<title>Ddl intercettazioni: dopo l&#039;approvazione al Senato, la Società Pannunzio propone la listatura a lutto</title>
<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 15:00:00 +0000</pubDate>
<description>Berlusconi ha imboccato  senza remore la via dell’eversione democratica. La sua spudorata dichiarazione contro la  Carta costituzionale («è infernale governare rispettando la Costituzione») è  il perverso fondamento della legge che si propone di ostacolare le  inchieste giudiziarie e la formazione di un’opinione pubblica informata.  Consapevoli della criticità del momento, listiamo a lutto il nostro sito,  per ricordare permanentemente ai cittadini italiani che siamo tutti vittime di un regime liberticida.
Invitiamo tutti gli organi d&#039;informazione, i siti Internet e i blog a fare altrettanto.


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<title>Roma, 15 giugno: convegno «pensiero e parole - come il linguaggio condiziona la vita delle persone»</title>
<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 00:00:00 +0000</pubDate>
<description>in  occasione della presentazione dell’Osservatorio sui diritti delle  persone la Società  Pannunzio per la libertà di informazione presenta:
 





 
***
Lettura di Nicole De Leo
 
Enzo  Marzo, portavoce della Società Pannunzio: I diritti dei  lettori
 
Maria  Gigliola Toniollo Finalità e metodi dell’Osservatorio sui  Diritti delle Persone
 
TULLIO  DE MAURODiritto all’informazione e assetto linguistico della  società italiana
 
Interventi:
Aldo  Busi, scrittore
Franco  Grillini, presidente di Gaynews
Piero  Soldini, responsabile Politiche per l’Immigrazione della Cgil  Nazionale 
 
DIBATTITO
Sono  stati invitati ad assistere all’iniziativa e a intervenire al dibattito
rappresentanti  di:
Associazione  Crisalide PanGender, Associazione di Volontariato Libellula,  Associazione Radicale Certi Diritti, Associazione Trans Genere,  Associazione Evadamo, Azione Trans, Circolo Pink Verona, Circolo Maurice  Torino, Coordinamento Trans Sylvia Rivera, Ireos - Centro Servizi  Autogestito Comunità Queer, Mit - Movimento Identità Transgender
Associazioni  firmatarie della lettera: «Trans, un forte richiamo alla  correttezza e alla professionalità dei media»

 
martedì 15 giugno 2010
Ore 16-19
Sala delle Colonne, Palazzo Marini, via  Poli, 19 - Roma
  
In  considerazione della limitata capienza della sala, per partecipare al convegno è necessario registrarsi presso segreteria@societapannunzio.eu
Trattandosi  di una sede parlamentare, per accedere alla Sala delle Colonne è  obbligatoria la giacca ed è necessario esibire un documento di  riconoscimento

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<title>Persino un po&#039; più servile</title>
<pubDate>Sun, 30 May 2010 00:00:00 +0000</pubDate>
<description>Mario Giordano, “Libero”
«Altro che vice Tremonti. Altro che abbandonato da Confindustria. Altro che in difficoltà. Berlusconi è  sempre al centro della scena, viene quasi da dire: sempre più al centro della  scena- Persino un po’ più forte» (30 maggio 2010)</description>
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